Mentre sedevo su quel prato e mangiavo la zuppa di farro, pensavo al potere della letteratura di riunire le persone: make the people come together, come direbbe Madonna.
Comincio dall’inizio.
Picinisco, un piccolo paese della Valle di Comino, fu per un brevissimo periodo la casa dello scrittore David Herbert Lawrence. Vi soggiornò con sua moglie Frieda, nel 1919, allo scopo di toccare con mano lo stato dell’abitazione che li ospitò. Il motivo era che Lawrence doveva valutare se la casa fosse adatta a ospitare Rosalind, una signora della borghesia inglese che lo affascinava molto. In quel periodo la costruzione era quasi una stalla e quindi, alla fine, Rosalind rinunciò all’idea.
Gli odierni padroni di Casa Lawrence hanno riportato la dimora alla vita, restaurandola, ma lasciando intatto l’aspetto e il profumo di quella casa di campagna. Sono stati loro a organizzare un convegno su Lawrence: L’Italia di Lawrence, appunto.
Ecco, non mi sarei aspettata di vedere così tante persone a un convegno poco pubblicizzato, che si teneva su una montagna e per di più in una stanza piuttosto freddina…
Gli interventi sono stati interessanti: in particolare mi è piaciuto molto quello di Keith Sagar, anziano professore dell’Università di Nottingham, che mi ha finalmente tolto un dubbio che avevo da quando ero studentessa. Prendendo spunto dalle poesie di Lawrence, Sagar diceva che spesso nella letteratura inglese la frutta è metafora della sfera sessuale. In particolare, ha fatto l’esempio del caro vecchio Prufrock di Eliot quando dice “Do I dare to eat a peach”?: non avevo mai capito perché Prufrock aveva paura di mangiarsi una pesca, ma, ora che ci penso, è così elementare che mi quasi vergogno a non averlo capito prima…
Altro intervento molto interessante è stato quello di Antonella De Nicola, dell’Università per Stranieri di Perugia, che leggeva invece il diario di Frieda. È stato emozionante vedere parti della vita, e della morte, di un autore famoso tramite la scrittura di sua moglie. La lettura era accompagnata musicalmente da una collega di De Nicola (non me ne voglia se non ricordo il suo nome) che dava proprio un tocco in più.
Dopo il convegno, è stato offerto ai partecipanti un buffet di piatti buonissimi: ricottine, prosciutto, melanzane, formaggi, peperoni e patate, pizze rustiche, polenta, tonnarelli, cavoletti impanati e fritti, ecc ecc fino ad arrivare alla zuppa di farro, che ho gustato sul prato, al sole, mentre un gruppo di musicanti suonava canzoni dal sapore antico e i bambini giocavano a un due tre stella.
Lì seduta, sul prato, mangiando la zuppa, ho pensato: “ma guarda un po’ il potere della letteratura”…


