Oggi stavo rovistando nel garage di casa mia alla ricerca di scarpe chiuse, che non ho, in vista dell’arrivo dell’autunno. D’un tratto, vedo un bimbo su una bici che stava lì a fissarmi. Chissà da quanto.
- Ciao
- Ciao
- Ce l’hai una macchinina?
- No, ma se ce l’avevo te l’avrei regalata
- E perché non ce l’hai? – chiede, mentre io comincio a sentire quella pressione che sale quando i bambini chiedono sempre perché e gli adulti non vogliono ammettere certe cose.
- Perché non ci gioco più con le macchinine
- E perché non ci giochi più con le macchinine?
Ecco, bella domanda. Perché non ci gioco più. E ora che gli rispondo? Non ci gioco più perché sono così stupida da aver dimenticato che è bello giocare con le macchinine? O, la più abominevole delle risposte, perché non ho più tempo? No, non mi ridurrò mai a dire una cosa talmente triste a un bambino. In un secondo mi passano per la testa possibili risposte, tutte che evitano l’amara verità, e cioè che sono diventata una triste adulta che non gioca più con le macchinine. Ma non voglio dirglielo questo, non voglio che il bambino sappia chi ha davanti, e allora invento una scusa, che poi, a guardar bene, è una mezza verità.
- Perché ora faccio altri tipi di giochi
Beh sì, e quali? Ormai me lo chiedo da sola. A guardar meglio questa è una mezza bugia.
- E perché fai altri tipi di giochi? Perché non ce l’hai le macchinine? – incalza.
Ma perché questo nanerottolo che sa appena stare su una bicicletta mi rovina la giornata gettandomi nello sconforto?
- Ehm, non abitavo nemmeno qui quando ero piccolina. Davvero, non ne ho nessuna.
Ormai disinteressato, il bimbo mi chiede dell’acqua. Ma come ho fatto a diventare così grigia? A non avere neanche più una macchinina da poter regalare a un bambino? Qualcuno direbbe che sono diventata adulta. A pensarci bene, non mi piace neanche il suono della parola adulto.
I bambini sono la rovina degli adulti…
La tua è una considerazione un po’ provocatoria, si capisce.
Io stravedo per i bambini perché con la loro semplicità e la loro ingenuità ci sbattono in faccia cose vere che non vogliamo accettare o che facciamo finta di non vedere.
Spesso e volentieri, ad esempio, viviamo una vita scialba che non ci dà soddisfazioni.
Al contempo cerchiamo però di darci un contegno e di mostrare a tutti che và tutto bene. Ma alla fine è un semplice bambino a capire veramente il nostro stato d’animo e a smontare un’ ipocrita apparenza di facciata.
Non puoi bluffare con i bambini. Vorrei dei confidenti che abbiano la loro stessa sensibilità e volontà in certi casi di starti ad ascoltare. Cosa rara ormai oggi giorno, tutti presi a pensare sempre a se stessi e a voltarti le spalle senza pensarci due volte se messi alle strette.
Forse è colpa del tempo in cui viviamo… ma non la vedo come una giustificazione sufficiente.
Dovremmo imparare molto dai bambini…
Direi ironica, più che provocatoria. Forse non si è capito…
Bhè, non ho usato un termine sbagliato.
Tu ti sei spiegata benissimo.
Io non tanto.
P.S. Trafficate le stradine di campagna il sabato pomeriggio, vero?
Volevo dire: ho usato un termine sbagliato…
Lo devo prendere come 1 complimento, o sei ironica anche in questo caso?