Il libro di agosto

Arundhati Roy
Un ottimo libro mi ha accompagnato solo per pochi giorni, purtroppo: Il dio delle piccole cose, di Arundhati Roy (traduzione di Chiara Gabutti, vecchia edizione di SuperPocket ancora in lire, 357 pp).
Solo per pochi giorni perché la storia raccontata è avvincente, l’atmosfera descritta mi ha invaso completamente e non riuscivo, non volevo, staccarmi dai gemelli, da Ammu e dagli altri personaggi così ben delineati. L’ho letto d’un fiato.
Potevo respirare i profumi dell’India, potevo vedere il fiume dove facevano il bagno i bambini, potevo assaporare il mango delle Conserve Paradiso.
La storia è di due amori.
Il primo pervade tutto il libro, dall’inizio alla fine, ed è l’amore tra due fratelli gemelli, uniti da un affetto profondissimo, da un legame quasi magico e divisi da un evento che cambierà le loro vite.
L’altro, che si scopre man mano, è l’amore tra una donna e un uomo. Ma è un amore che non viene accettato dalla società.
Le due storie, sebbene costituiscano due filoni principali, sono intrecciate in maniera imprescindibile.
I dettagli della storia sono disseminati qua e là, rivelando un lavoro certosino nella scelta di cosa presentare ai nostri occhi, e per di più, facendolo in maniera apparentemente casuale. La Roy ci sfida: ci ricordiamo improvvisamente di un particolare letto di decine di pagine fa e spulciamo il testo per ritrovarlo, confrontarlo vedere se davvero corrisponde. E lo fa, corrisponde davvero, ogni volta.
Ciascun personaggio ha una storia dietro di sé, l’amorevole Ammu, i gemelli Estha e Rahel, l’accomodante Mammachi, il violento Pappachi, la cattivissima Baby Kochamma, Chacko il fallito, il forte e onesto Velutha, Sophie Mol…
La scrittrice gioca molto con la lingua, creando commistioni tra parole diverse e lingue diverse, non rendendo facile la vita del traduttore: nonostante questo, la traduzione è davvero eccellente.
Libri come questo sono rari: non tradisce le aspettative del lettore e costruisce la storia conferendole una tensione media dall’inizio aumentandola gradualmente fino alla fine, lasciando il lettore soddisfatto, ma ancora voglioso. Volevo ardentemente che il libro, in qualche modo, continuasse.
Ottima scrittrice, ottima traduttrice.