Il libro di aprile
Come ogni cittadino dovrebbe fare, mi sono avvicinata alla difficile lettura di La Casta, di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella (Rizzoli, 289 pp, € 18). Difficile non perché sia scritto in maniera difficile — anzi la scrittura è davvero scorrevole, comica e ironica in molte parti, vengono spesso citati i personaggi politici nel loro stesso italiano regionale o anche dialetto — ma difficile per ciò che esprime, anzi, registra, come se fosse un elenco.
Se guardiamo il libro nel suo complesso, infatti, non è altro che una lunghissima lista, frutto di coraggio, studio e pazienza a non finire, delle magagne dei politici italiani e delle assurdità e delle delinquenze lasciate impunite, anzi, premiate.
Un lungo registro di fatti, agghiccianti direi, che, benché siano di dominio pubblico, non indignano più nessuno (altro male agghiacciante) e non creano nessun tipo di conseguenza legale o giuridica. Il governatore di New York, Eliot Spitzer, si è dimesso per aver un vizietto, che pagava con i soldi pubblici, 48 ore dopo essere stato scoperto. E i nostri politici? Mi vien che ridere. A metà quasi non ce la facevo ad andare avanti.
Questo testo è importante per il messaggio che trasmette, che purtroppo non è positivo. E visto che siamo vicini alle elezioni, mi piacerebbe concludere riportando un piccolo passo di pag 145:
Onestamente: c’è qualche Candido nostrano disposto a immaginare che una classe dirigente così ingorda e rimasta in gran parte la stessa sia diventata virtuosa nonostante diversi ladroni se la siano cavata senza un buffetto? Piercamillo Davigo sorride amaro: “Siccome non è cambiato nulla nei meccanismi che avevano prodotto la degenerazione di Tangentopoli non c’è ragione di immaginare un miglioramento. Anzi, semmai, mi stupirei del contrario”.
Andiamo tutti a votare, ma con queste parole in mente.
Avvertenze: Durante la lettura possono verificarsi episodi di gonfiore al fegato e produzione accelerata della bile.