Un interessante libro da leggere è, appunto, Leggere, di Corrado Augias. È poco voluminoso, 120 pagg (Mondadori, 12 euro) e si legge in un pomeriggio. Ma ha il gran merito di stimolare molte riflessioni e suggerisce molti, altri, libri da leggere.
Durante la lettura ho sottolineato in particolare tre passaggi.
1) Il libro inizia con una riflessione sulla lingua, poco approfondita (ma come dice Augias “questo non è un libro di linguistica”) per arrivare a un concetto estremamente vero e importante. E cioè che, come una volta accadeva che le immagini delle vetrate di una chiesa servivano a riassumere e proporre in maniera semplice e immediata le storie della Bibbia ai fedeli, oggi la televisione offre lo stesso servizio. Questo perché:
Non c’è pagina scritta, per elementare che sia, che non richieda da parte del lettore l’esercizio vigile della sua attenzione.
Il resoconto del medesimo fatto, per drammatico che sia, comunicato non con un articolo di giornale bensì dallo schermo di un televisore, può essere seguito anche in una condizione attenuata della coscienza, in uno stato di semisopore.
Come si potrebbe negare questa verità? Fondamentalmente i libri aiutano a pensare e permettono di interagire con loro, annotando e pensando, mentre la tivù offre un servizio che permette solo la fruizione passiva e l’abbiocco del cervello. Riflettendoci, ho letto dell’abitudine di rispondere agli autori, nei loro stessi libri, in Hallucinating Foucault (tradotto in italiano Demoni e Muse, Neri Pozza, 240 pp, 15 euro) di Patricia Duncker, quando parla di una lettrice che dialoga con lo scrittore: “Each book was filled with as much of her writing as his. She answered him, in full. There were white paper markers, pages of notes [...]“.
Una caratteristica tipica della lettura è infatti la dilatazione temporale, che permette di fermarsi, annotare, riprendere e favorire un lento evolversi delle idee nella testa del lettore. Infatti, più avanti Augias riporta le parole dello scrittore Giuseppe Pontiggia: “Dobbiamo difendere la lettura come esperienza che non coltiva l’ideale della rapidità, ma della ricchezza, della profondità della durata”.
2) I libri sono strumenti di libertà:
I libri sono per loro natura strumenti democratici e critici. Sono molti, spesso si contraddicono e consentono di scegliere e di ragionare. Anche per questo sono sempre stati avversi dal pensiero teocratico, censurati, proibiti, non di rado bruciati sui roghi insieme ai loro autori.
Ecco perché leggere è fondamentale, perché si guarda la realtà da punti di vista diversi e si riflette se il nostro punto di vista è giusto o sbagliato, o quanto sia giusto e quanto sia sbagliato.
3) Il terzo punto l’ho segnalato a me stessa perché ne riconosco l’importanza e mi impegnerò a seguirlo. Augias cita Petrarca, che dice:
Ogni volta che leggi un libro e ti imbatti in qualche frase meravigliosa che ti suscita tumulto o delizia nell’animo, non limitarti ad aver fiducia nel potere della tua intelligenza, ma costringiti a impararla a memoria e renditele familiari meditandoci sopra, cosicché … ogni volta che si presenta un caso urgente di afflizione avrai il rimedio pronto, come se fosse scritto nella tua mente.
L’aver letto tanti di libri serve, ma ricordarli forse serve di più. Giusto.
E poi alla fine, dopo aver spiegato in più di qualche punto durante tutto lo svolgersi del libro del perché leggere è importante, Augias termina con la citazione di un sonetto di Giuseppe Gioacchino Belli, la cui ultima terzina riporta:
Che predicava a la Missione er prete?
“Li libri nun sò robba da cristiano:
Fiji, pe’ carità, nun li leggete.”Foss’anche solo per questo, varrebbe la pena di leggere.
Vero. Foss’anche solo per questo, bisogna leggere.
Ottimo post.
In Italia vengono presentati in media circa 190 nuovi libri al giorno. Molti di questi sono spazzatura, rimangono sugli scaffali qualche settimana, per poi essere mandati al macero. Sono dei prodotti usa e getta, concepiti come se si trattasse di fazzoletti di carta o bottiglie di birra.
Ma tanti di questi libri non sono usa e getta. Sono libri scritti con cognizione di causa, spesso sono lavori importanti. Anche la maggior parte di questi, purtroppo, dopo qualche settimana passata sugli scaffali, va al macero. Ciò dipende dal meccanismo intrinseco della nostra società, che ha bisogno di produrre sempre più merci, di creare sempre più rifiuti per produrre ancora altre merci. Inutili.
Tanti libri pubblicati ogni giorno in Italia non sono inutili. Come ha scritto giustamente Flaviac, ci vuole tempo per leggere un libro, per capirlo, per assimilarlo, specie se è un buon libro. Un buon lavoro, soprattutto se pubblicato da una piccola casa editrice, ha bisogno di mesi per farsi strada, farsi comprendere, farsi capire, perché spesso non viene accompagnato da un lancio pubblicitario adeguato, nelle librerie viene messo dietro gli altri, quelli che vendono, “la merce che tira”.
In Europa, proprio per evitare che lavori del genere vadano al macero, esistono tante librerie che non funzionano con la logica mercantile di un qualsiasi supermercato culturale. In esse si valorizzano i lavori meno pubblicizzati, la qualità di ciò che è scritto nel libro invece della qualità di chi ha ideato la pubblicità per venderlo.
Stiamo parlando di civiltà.
In Italia da qualche tempo stanno nascendo, e con grande successo, anche questo tipo di librerie.
E’ inutile dire che un concetto del genere è anni luce distante dalla testa dei ciociari, dato che in Ciociaria non esiste nemmeno una libreria che possa definirsi tale.
In Europa esistono anche i negozi di libri di seconda mano (oltre a vestiti, dischi, ecc). Dove, oltre al combattere la logica del dimenticatoio di cui parla pie(r), si combatte anche la logica dei rifiuti. Si ricicla, vendendo quello che ha già letto qualcuno, pagando di meno, evitando di far tagliare ulteriori alberi, riducendo i rifuiti e arricchendosi magari anche dei commenti altrui. Ho comprato delle bellissime edizioni per una sciocchezza in uno di quesi negozi.
In Europa si riciclano i questa maniera anche i vestiti e gli oggetti di vario tipo. Si fa beneficenza così, riciclando.
In Europa.