Il libro di febbraio
La scorsa primavera sono andata, insieme ad alcuni amici, sui Peak District (la foto che vedete in alto). Abbiamo affittato alcune camere presso un “education centre” nominato John Hunt in onore del leader della prima spedizione riuscita sull’Everest, nel 1953. Infatti Hunt, ormai vecchio, aveva inaugurato questo centro insieme agli studenti di una scuola, per cercare di sensibilizzare i ragazzi all’amore per la montagna e al rispetto della natura.
Lì ho scoperto che John Hunt, che non sapevo chi fosse prima di allora, è stato il responsabile organizzativo della spedizione sull’Everest e che aveva scritto un libro per raccontare questa esperienza: The Ascent of Everest (in italiano La conquista dell’Everest, Bari, Leonardo da Vinci, 1954 – non si conosce il nome del traduttore, ci sono pochissime edizioni in giro e solo nelle biblioteche).
Ho comprato il libro di seconda mano su internet, visto che anche in Inghilterra ormai non è più in stampa, e mi sono immersa in quest’avventura.

Questo libro è il resoconto di un viaggio scritto da chi lavora sulle montagne: la scrittura non è quella di uno scrittore o di chi ha fatto delle parole un mestiere, ma nonostante questo è una scrittura accurata, che cerca di badare non solo al contenuto ma anche alla forma. Tuttavia, la preparazione all’avventura e la conquista, passo dopo passo, della montagna è il centro e l’unico motivo del libro.
Si parte dalla meticolosa selezione dei partecipanti, alla scelta e alla prova degli equipaggiamenti, all’organizzazione dei viveri e della strumentazione, il tutto spiegando i criteri di valutazione per ogni categoria, per poi passare all’avventura vera e propria, tra crepacci, geloni, e scatolette di viveri.
Un aspetto interessante emerge dal testo, il fatto che tutti i partecipanti si sentivano parte di un gruppo e che senza il lavoro di ognuno di loro (dal cuoco al fotografo a chi trasprtava i viveri su e giù per le basi) la meta non sarebbe stata raggiunta: un grande lavoro di squadra costruito tassello dopo tassello.
In cima non sono arrivati solo Hillary e Tenzing, ma tutti loro, tutti insieme.
Inoltre, la conoscenza tecnica dei pendii è stata fondamentale per la riuscita di questa avventura, e infatti Hunt ringrazia modestamente, ma giustamente, le spedizioni precedenti che, a suo dire, non hanno fallito, ma hanno preparato la strada al gruppo del 1953. Mi sembrava un tributo necessario, da parte mia, fare onore a coloro che hanno davvero raggiunto la meta.
Avvertenze: È un bel libro da leggere, ma solo se si è appassionati di montagna.