Sono contenta. E anche un po’ orgogliosa di aver fatto la mia piccolissima parte nel
firmare e diffondere la petizione Avaaz in favore di un futuro, si spera, migliore. Finalmente gli Stati Uniti, dopo i boo, le critiche di Al Gore, le lacrime di Yvo de Boer e le pressioni degli altri 186 paesi presenti all’incontro, si è decisa a entrare nell’accordo. La negoziazione è stata lunga, e dato che la firma del protocollo vero e proprio ci sarà fra due anni, si prevedono ancora scontri e problemi. Infatti l’amministrazione Bush si risente del fatto che i paesi in via di sviluppo, in particolare Cina e India, non siano rientrati nell’accordo e che invece abbiano indicato come loro priorità quella di uscire dallo stato di povertà in cui si trovano. Ma anche se queste affermazioni sono opinabili, gli Stati Uniti non possono usarle come scusa per tirarsi indietro di fronte alle proprie responsabilità. Del resto anche gli americani sperano che il prossimo presidente sia più attento ai problemi ambientali.
Ma tutti noi non dobbiamo aspettare che siano gli Stati Uniti a darci il via per cercare di migliorare la qualità del nostro ambiente e della nostra vita: è di importanza capitale rendersi conto che la qualità della vita non dipende dal PIL e che l’ “io” conta se è insieme a tanti altri “io”. Basta spostarsi a piedi, in bicicletta o con i trasporti pubblici per quanto possibile; comprare prodotti locali, spegnere le luci e gli apparecchi in stand by, recuperare l’acqua che si fa scorrere perché fredda in attesa di quella calda, usare lampadine a risparmio energetico, raccogliere l’acqua piovana per le piante, usare borse di stoffa invece di buste di plastica, riciclare, usare l’aceto e il bicarconato (ottimo!) per pulire, e tanti altri piccoli accorgimenti che una mente attenta all’ambiente può suggerire. Non ci vuole tanto, solo un po’ di attenzione.
Forse ci possono essere alternative.

Parliamone!
Cristian
http://noiglob.wordpress.com/2009/06/05/viva-le-nuove-vecchie-lampadine-lue-si-sbaglia/