Ecco, è successo anche a me.
Mi sorella me lo diceva che sarebbe accaduto. Cercava di aiutarmi: mi invitava a uscire, ad andare al cinema, a fare spese, ad andare a trovare gli amici. Ma no, no, ho cose più importanti da fare seduta a
questo computer, le rispondevo. Devo studiare, lavorare e poi, si può anche socializzare, non lo sapevi?
Avanti così, per mesi, trovandomi virtualmente collegata con un mondo parallalelo e scollegata da quello vero. È difficilissimo, e anche doloroso ammetterlo, ma il computer è diventato il mio migliore amico. Ci vuole un po’ per imparare a conoscersi, ma poi, quando gli imbarazzi iniziali sono scomparsi, ognuno sa come funziona il cervello dell’altro, e si fila d’amore e d’accordo. Quando ho finito di studiare o di tradurre, comincio a riempire i miei spazi virtuali con foto e articoli. E non mi stacco mai da questa scrivania. Non sono l’unica a soffrire di questa malattia, gli effetti sono ormai diffusi. Sembra che il computer, e sopratutto i Facebook, i Myspace e anche i blog come questo, sono un’estensione di noi stessi di cui non possiamo più fare a meno.
Ma tutto ciò si può combattere! Io ci sto provando. Proprio ieri ho disattivato il mio account su Facebook, e ho cancellato il link per arrivarci che era qui di fianco: è stato quasi liberatorio! Voglio che il computer torni a essere uno strumento di lavoro e non il mio migliore amico. Scusa caro, ma riprendo le distanze, preferisco andare a mangiare una pizza!
Computer, (ex) amico mio
14, Dicembre 2007 di Flavia Cerrone
Brava Flavia,
io ora del computer non posso fare a meno perché ci studio/lavoro tutto il giorno…ma tra pochi giorni torno in Italia per le vacanze di natale e non ti nego che temo gli effetti di una probabile “crisi d’astinenza”!
Cara Flavs, effettivamente è un false friend. Ci si sente apparentemente più liberi nel decidere, fare e disfare quando si è soli con un pc, o in mezzo a un fiume di gente, con un pc portatile (accuratamente munito di batteria carica!).
Il problema è che si tratta di una libertà provvisoria perché non libera. Solo il confronto reale, che sembra castrante, può disinibire dalle proprie paure e incertezze.
Un bacione. Anzi no, te lo do direttamente domani, appena ti vedo!
ehm…il riferimento alla batteria è casuale vero?
La vita insieme alle macchine è dura, sono fatte per aiutarti e non capisci fino a quando la gratitudine diventa amore per la creazione stessa dell’uomo: è vero che è una libertà non libera, ed è anche una forma di amore verso sé stessi.
Ah, mo so capit’ comm’ uà gl’ sabbat’ a sera n’t’ n’ tè d’ sscì, n’t’ piac’ cchiù d’ i’ agl’ pab atterra a Lisera. Allora n’ n’è la màchina……
A me mamma m’ l’ dìcia sèmp’: “Stié sèmp annànz a chigl chempiùt’! T’ stié a ‘nguastì appriess a ss’ cós’!”… i apuó ch’mènza a ciammttà i n’ la f’nìscia cchiù….
ma stai scherzando?sei una computer dipendente?